Costruire la decrescita.

Posted by | Posted in Decrescita | Posted on 12-02-2009

[...] La parola d’ordine della decrescita è quella di sottolineare con forza l’abbandono dell’obiettivo insensato della crescita per la crescita, obiettivo il cui motore non è altro che la ricerca sfrenata del profitto da parte dei detentori del capitale. Evidentemente, non penso al rovesciamento caricaturale di questo concetto, che consisterebbe nel proporre la decrescita per la decrescita. In particolare, la decrescita non è la crescita negativa. Sappiamo che il semplice rallentamento della crescita fa precipitare le nostre società nella disperazione, a causa della disoccupazione o del taglio dei programmi sociali, culturali e ambientali che assicurano un minimo di qualità della vita. Possiamo immaginare quale catastrofe sarebbe un tasso di crescita negativo! Così come non c’è niente di peggio di una società fondata sul lavoro che non abbia lavoro, non c’è niente di peggio di una società della crescita senza crescita. La decrescita, dunque, può solo immaginarsi in una “società della decrescita”. Ciò presuppone che un’organizzazione completamente diversa in cui il tempo libero è valorizzato al posto del lavoro, dove i legami sociali sono più importanti della produzione e del consumo di prodotti inutili, o nocivi “usa e getta”. Condizione sine qua non è una riduzione feroce del tempo di lavoro, imposta per assicurare a tutti un impiego soddisfacente. Traendo ispirazione dalla “Carta dei consumatori e degli stili di vita” proposta al Forum degli organismi non governativi di Rio de Janeiro, tutto ciò può essere sintetizzato nel programma delle “sei R”: rivalutare, ristrutturare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Questi sei obiettivi interdipendenti darebbero il via a un circolo virtuoso di decrescita conviviale e sostenibile.
È del tutto evidente quali sono i valori da mettere in campo, a sostituzione di quelli oggi dominanti.

L’altruismo dovrebbe prendere il posto dell’egoismo, la cooperazione dovrebbe sostituirsi alla competizione sfrenata, il piacere del tempo libero all’ossessione del lavoro, l’importanza della vita sociale al consumo illimitato, il gusto di una bella opera all’efficienza produttivistica, il ragionevole al razionale, ecc. Il problema è che i valori attuali sono sistemici, sono cioè determinati e sostenuti dal sistema che, in cambio, contribuiscono a rafforzare. Occorre dunque rovesciare l’immaginario ed eliminarne l’insidiosa manipolazione sistemica, per rendere le persone consapevoli della propria situazione.

(Fonte: Serge Latouche, su Carta [http://www.carta.org/campagne/decrescita/articoli/9553])

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